Politica della Corona: la fine della democrazia di facciata

Un commento di Ernst Wolff.

Molti credono che in questi giorni la crisi di Corona finirà presto con l’allentamento annunciato dai politici e in parte già iniziato, e che il mondo tornerà alla vita normale. Sono sbagliati, e sbagliano di grosso.

Se i politici che ci hanno portato a questa situazione rimarranno al potere, vivremo in futuro in uno Stato in cui saremo soggetti ad autorità arbitrarie, a una sorveglianza completa e a un progressivo impoverimento sociale ed economico.

Si può già vedere che i politici, con l’aiuto dei media, stanno facendo ogni sforzo per mantenere lo stato prevalente di paura, panico e isteria di massa al fine di mantenere in vigore molte delle misure coercitive introdotte il più a lungo possibile. L’avvertimento di una seconda ondata, un filamento di corona ancora più pericoloso o ulteriori malattie sulla scia di Covid-19, e la mobilitazione di un incredibile 7,4 miliardi di euro per sviluppare un vaccino per combattere una pandemia – che ha ovviamente superato il suo apice – sono tutti forieri della transizione verso una società la cui mancanza di libertà supera anche i sogni più sfrenati dei nazisti del 1933.

Com’è possibile? Com’è possibile che i politici eletti sulla base di una democrazia parlamentare governino come gli autocrati o i fascisti?

La risposta a questa domanda è: viviamo con una bugia. Dopo tutto, la democrazia parlamentare non è, come ci viene insegnato fin dall’infanzia, il dominio del popolo. Il fatto che andiamo alle urne ogni quattro anni ed eleggiamo i nostri presunti rappresentanti del popolo dà l’impressione che noi, come cittadini, abbiamo voce in capitolo o addirittura il diritto di decidere, ma è un grosso errore. Dopo tutto, la democrazia parlamentare non è altro che un inganno storicamente unico, basato su una distorsione della verità estremamente sofisticata.

Ecco lo sfondo:

La democrazia parlamentare si basa su costituzioni, che stabiliscono i principi e la forma dello Stato e i diritti e i doveri dei cittadini. Tutte le costituzioni parlamentari democratiche si basano sul principio di uguaglianza, che invia ai cittadini il messaggio che non solo godono tutti degli stessi diritti e sono trattati allo stesso modo davanti alla legge, ma che sono di fatto tutti uguali.

Questo però non è vero. In una società dominata dal denaro, come la nostra, le persone non possono essere affatto uguali a causa della loro situazione finanziaria. Chi ha molto denaro e grandi possedimenti non solo è più prospero, ma per la sua superiorità economica può elevarsi al di sopra di chi ha meno, renderlo dipendente da se stesso e, in casi estremi, anche dominarlo completamente. Le circostanze economiche decidono quindi non solo chi è ricco e chi è povero, ma soprattutto chi può esercitare il potere e in che misura, e quali gerarchie sociali si formano nel tempo.

Facendo dell’uguaglianza delle persone un principio costituzionale in un mondo segnato dalla disuguaglianza, la democrazia parlamentare ha creato una facciata dietro la quale le effettive strutture di potere non solo si nascondono in modo eccellente, ma possono essere ulteriormente sviluppate senza ostacoli.

Questo è proprio quello che è successo in eccesso negli ultimi decenni. In realtà, viviamo sotto la dittatura di una ricca minoranza che domina la società con il suo denaro e la cui ricchezza e potere sono in costante aumento. In tempi in cui l’economia va bene, questo stato di cose può essere ben nascosto da occasionali concessioni alla popolazione. Diventa difficile quando le condizioni economiche e finanziarie si deteriorano drasticamente – come nel 1933 o ai nostri giorni. E’ allora che la democrazia parlamentare lascia cadere i suoi gusci e mostra il suo vero volto: quello della dittatura del grande denaro.

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Grazie all’autore per il diritto di pubblicazione.

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Fonte dell’immagine: frankie's / shutterstock

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